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CHI SONO IO?

Questo rappresenta l’interrogativo più importante dell’adolescenza.
La progressione, che questo periodo implica, si riferisce all’intera personalità dei ragazzi e, in particolare, all’acquisizione dell’autonomia e delle responsabilità in ogni campo dei rapporti sociali.

Progressione resa estremamente complicata da quel senso di smarrimento tipico dell’adolescenza.
E’difficile che un ragazzo o una ragazza non si sentano alquanto smarriti quando la forma e le dimensioni del proprio corpo cambiano tanto rapidamente; quando ci si trova di fronte ad una vita adulta con tutte le contraddizioni, possibilità e scelte contrastanti che la caratterizzano; quando essi vivono nello stesso tempo nei due mondi, quello dei bambini e quello degli adulti, e non sanno a quale dei due appartengano.
A questo aggiungiamo anche il compimento del processo di identificazione (complesso di Edipo) e la ricerca dei cosiddetti “gruppi dei pari”, capaci di garantire quelle esigenze di sicurezza e di sostegno che la famiglia non riesce più a soddisfare.
Ho voluto fare questa premessa, su alcune problematiche tipiche dell’adolescenza, per dipingere la situazione nella quale si troverà ad operare l’educatore nel portare avanti il suo lavoro con un adolescente.
Vediamo ora come un insegnante di Aikido, con la sua attività, potrà cercare di intervenire positivamente su alcune espressioni tipiche di questa fase della crescita quali l’armonizzazione del corpo, la socializzazione, l’aggressività.
Prima però credo sia importante stabilire quale dovrà essere il principio guida di questo intervento.
A questo proposito vorrei citare alcune frasi del Fondatore Ueshiba Morihei, che mi serviranno come bussola nell’affrontare poi tutti gli argomenti:

“Poichè Ai-Armonia corrisponde anche ad Ai-Amore, ho deciso di chiamare il mio unico Budo AIKIDO”.

“Aiki non è l’arte della battaglia col nemico; non è una tecnica di distruzione dell’avversario, è la via dell’armonizzazione del mondo che fa dell’unità una cosa sola”.

“E’ il metodo per riconciliare il mondo e fare di tutti gli esseri umani una famiglia”.

“Il segreto dell’Aikido consiste nell’armonizzare noi stessi con il movimento dell’Universo stesso”.

Torniamo quindi al nostro adolescente e analizziamo il suo balzo di crescita e la conseguente riconquista spaziale.

I suoi movimenti sono goffi e maldestri, conseguenza dell’allungamento osseo non corrispondente a un pari aumento di massa muscolare.
Questo squilibrio di solito regna anche all’interno dell’organismo, con crisi di stanchezza o, al contrario, di irrequietezza fisica. In breve dobbiamo aiutarlo a riconquistare l’armonia del suo corpo.
Ogni tipo di attività corporea, in questa fase della crescita, certamente produrrà effetti positivi.
Ma oltremodo l’Aikido, che della ricerca dell’armonia ne ha fatto uno dei fondamenti della disciplina, sarà in grado di aiutare questi ragazzi a ritrovare quell’unione di mente-corpo che è la base di ogni movimento armonico.
L’adolescente non si deve riappropriare solo del corpo, egli si trova lanciato in un mondo dove non può più ragionare seguendo i suoi istinti, ma deve costruire la propria personalità, farsi accettare, trovare un suo ruolo.
Nello stesso tempo rifiuta qualsiasi aiuto venga dalla famiglia o quantomeno guarda con sospetto tutto quello che genericamente può venire dal mondo degli adulti.
In questa fase, a mio avviso, i pericoli maggiori sono: l’appiattimento ai modelli del gruppo (conformismo), e lo sviluppo di un atteggiamento egoico a scapito di quello sociale.
Anche qui il nostro Aikido può avere un’influenza positiva fornendo all’adolescente una serie di strumenti e opportunità. Infatti, nella pratica Aikidoistica egli si confronterà con gli altri senza la paura di perdere, ma in ogni caso cercando di dare il meglio di sé, imparerà a lottare col più forte ma anche col più debole, a comprendere e rispettare le regole senza che queste debbano essere imposte, a dare incondizionatamente per ricevere anche di più.
Il comportamento aggressivo è un’altra delle peculiarità di questa fase della crescita.
Esso può derivare da tutta una serie di frustrazioni e paure che l’adolescente interiorizza nel momento in cui si affaccia al mondo degli adulti.
Oppure è il frutto di insegnamenti individuali (genitori), collettivi (gruppo dei pari) e/o determinanti ambientali (periferia urbana).
Per ciò che riguarda le frustrazioni e le paure, una disciplina che rinforzi sia il fisico sia lo spirito non può che aiutare l’adolescente a superarle acquisendo una conoscenza di sé, dei propri limiti e delle proprie capacità potenziali.
Il discorso si fa più complicato quando l’aggressività è frutto di situazioni familiari.
Nondimeno però il clima sereno che si respira sul tatami, quel senso gioioso di condivisione e scambio, il principio del rispetto ad ogni costo per chiunque anche per un eventuale nemico, possono agire contenendo nei giusti limiti questo tipo di comportamenti.
A mio avviso, però, il vero campo d’azione dell’insegnante di Aikido è proprio quello che riguarda l’aggressività come frutto di insegnamenti collettivi o ambientali.
Infatti, nei casi precedentementi esposti, l’educatore ha esclusivamente una funzione di esempio e di stimolo, ma poi non gli rimane che attendere e sperare che l’adolescente superi i suoi problemi da solo.
Mentre nel caso di atteggiamenti sopraffattori (bullismo), essendo essi frutto di comportamenti imitativi, l’intervento può essere molto più incisivo.
A questo proposito ritornando alla premessa, se è vero che l’adolescente è alla ricerca di consenso, di accettazione, di sicurezze, non è detto che queste debbano trovarsi solo fra i suoi pari.
Sta a noi contrastare e proporre alternative valide a quell’omologazione che è, lasciatemelo dire, tipica di questi tempi.
Io credo che la morale oggi dilagante sia quella del più forte (del più ricco, del più bello, del più intelligente, etc.), e che quindi il messaggio aikidoistico possa risultare estremamente rivoluzionario e, in quanto tale, interessante per un adolescente.

In sintesi possiamo operare riguardo all’aggressività su due fronti:

– quello morale, dando dei valori alternativi di rispetto e fratellanza, tentando di svuotare conseguentemente di contenuto questo tipo di comportamenti;

– quello fisico, dove cercheremo di sfruttare la funzione catartica della lotta.
Infatti, fin dai primordi dell’uomo, i combattimenti sono stati ritualizzati proprio per dare sfogo all’aggressività senza dover perdere vite umane.

In conclusione voglio dire che un insegnante di Aikido ha dalla sua un enorme quantità di armi da usare, dalla respirazione, alla filosofia, alla fisicità, per raggiungere gli obiettivi suesposti.
Ma a mio avviso sono strumenti inutili senza una conoscenza approfondita della psicologia dell’adolescente, un carisma ottenuto con ripetute applicazioni pratiche e altrettanti errori e, ma è la più importante, quell’umiltà che ci permette di affrontare ogni situazione come se fosse la prima volta riversandoci tutte le nostre energie.